La storia della musica è piena di brani dedicati a un amore presente o passato, ma è possibile scrivere una canzone d’amore per una forma d’arte? Se conoscete il brano “China Town” di Caparezza, non c’è nemmeno bisogno di specificare la risposta.

China Town è inserita nel disco Museica, un concept album interamente dedicato all’arte, soprattutto quella pittorica - non a caso, visto che Michele Salvemini è un fumettista mancato. Essendo però anche un ottimo autore di testi, non poteva esserci uno spazio dedicato alla scrittura. Quale dedica migliore di una ballad, anzi della prima ballad mai pubblicata da Caparezza, per sua stessa ammissione?

L’inizio della prima strofa esplicita subito il forte legame che ha il cantautore con le parole messe nere su bianco

Non è la fede che ha cambiato la mia vita ma l’inchiostro
Che guida le mie dita, la mia mano, il polso
Ancora mi scrivo addosso amore corrisposto
Scoppiato di colpo come quando corri Boston
Non è la droga a darmi la pelle d’oca ma
Pensare a Mozart in mano la penna d’oca là
Sullo scrittoio a disegnare quella nota fa la storia
Senza disco, né video, né social

Come ogni forma d’arte e creatività, la capacità di tramutare emozioni e pensieri è un’esperienza che fa sentire vivi, un’iniezione di adrenalina che spalanca le porte della fantasia e, allo stesso tempo, consente di conoscere a fondo il proprio io.

Valium e Prozac non mi calmano
Datemi un calamo
O qualche penna su cui stampano
Il nome di un farmaco
Solo l’inchiostro cavalca il mio stato d’animo

Quando ci si sente perduti, disorientati, con la scrittura si riesce a incanalare il proprio stato d’animo in una sorta di seduta (psic)analitica. Al termine di questa conoscenza di sé ci si sente più vulnerabili, in un certo senso, ma anche più consapevoli di se stessi.

Vago dagli Appennini alle Ande
Nello zaino i miei pennini e le carte
Dormo nella tenda come uno scout
Scrivo appunti in un diario senza web layout
(China Town)
Il luogo non è molto distante
L’inchiostro scorre al posto del sangue
Basta una penna e rido come fa un clown
A volte la felicità costa meno di un pound

Per chi si esprime perlopiù con la forma scritta, prendere in mano una penna e scrivere è un bisogno primario paragonabile a mangiare, dormire, respirare: una di quelle esigenze senza le quali è impossibile vivere. Felicità è avere una penna e un foglio di carta sul quale dare vita al proprio viaggio interiore.

E’ China Town
Il mio Gange, la mia terra santa, la mia Mecca
Il prodigio che da voce a chi non parla
A chi balbetta
Una landa lontana
Come un amico di penna
Dove torniamo bambini
Come in un libro di Pennac
Lì si coltiva la pazienza degli amanuensi
L’inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi

Lo scrivere non è solo una passione ma anche un’arte sacra e nobile che riesce a far sentire la voce anche di chi, solitamente, pensa di non averne. Molto spesso chi non è avvezzo a fare grandi discorsi ha dentro di sé un mondo invisibile all’esterno, che può essere esplorato solo attraverso parole scritte su un foglio.

È con l’inchiostro
Che ho composto
Ogni mio testo
Ho dato un nuovo volto
A questi capelli da Billy Preston
Il prossimo concerto
Spero che arrivi presto
Entro sudato nel furgone
Osservo il palco spento
Lo lascio lì dov’è
Dal finestrino il film è surreale
Da Luis Buñuel
Arrivo in hotel
La stanza si accende
E’ quasi mattino
C’è sempre una penna sul comodino

È grazie all’inchiostro che Michele Salvemini è riuscito a diventare Caparezza, a far conoscere i suoi testi e il suo mondo interiore. Nell’ultima strofa di China Town, il cantautore si congeda idealmente dall’ascoltatore mostrandogli cosa succede una volta lasciato il palcoscenico. I primi istanti di vuoto sembrano conferire un’atmosfera più malinconica dello spettacolo appena terminato. Ma è sufficiente rientrare in albergo e scorgere la penna per riprendere il viaggio a China Town.

Perché ho voluto analizzare questa canzone? Dire che parla di me sarebbe una spiegazione troppo banale e sbrigativa. Conosco alla perfezione le frasi che sono nascoste dietro i silenzi e credo che questo sia uno dei motivi per cui mi sento legata alla scrittura. Nonostante non abbia praticato molto la pratica amanuense su carta, posso assicurare che anche le parole digitate sui programmi di videoscrittura riesce a far provare sensazioni molto simili, se non addirittura le stesse.

C’è anche un altro motivo, però, per cui ho scelto questo brano: a novembre, come spiegato altrove, ho cambiato lavoro e ho smesso - col senno di poi solo momentaneamente - di scrivere. Non so per quale strano motivo mi ero messa in testa che la scrittura non sarebbe più stata parte del mio mondo. La cosa non mi faceva stare bene, tanto che non appena partiva questo pezzo skippavo immediatamente al successivo per impedire alla tristezza di sovrastarmi. Solo nelle ultime settimane ho imparato che non posso andare contro me stessa e non posso permettere che le frasi nascoste dietro i silenzi non vedano più la luce.

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