Avete capito bene, fra poco meno di una settimana sarò a Sanremo. E di certo non per farmi un bagno invernale o una gita fuori porta. Sarò inviata per conto di Teatro.it, una delle testate con le quali collaboro maggiormente, e seguirò il 65esimo Festival della Canzone Italiana. Che sì, dura “solo” cinque giorni - dal 10 al 14 febbraio - ma, essendo la mia prima volta, scopro adesso quanto effettivo lavoro ci sia dietro. Prima e durante la kermesse stessa. Evito però di scendere nei dettagli tecnici, di cui avrò un’idea più precisa una volta che sarò là.

Mi avete chiesto, “perché sei così in fibrillazione? Le canzoni di Sanremo degli ultimi anni fanno schifo”. Obiezione più o meno vera, e che dipende dai gusti musicali di ognuno. Però, per chi fa o sta tentando di fare questo lavoro, Sanremo è un’occasione irripetibile, una scuola di lavoro - e di vita - che non ha eguali.

Vi faccio un esempio: immaginate di essere un tirocinante di medicina che sogna di diventare un cardiochirurgo di successo. Accade un giorno che, nella clinica in cui state svolgendo il vostro praticantato, arrivi un luminare di cardiochirurgia chiamato a eseguire un’operazione all’avanguardia. Per una serie di circostanze siete il fortunato prescelto con la chance di assistere a quella che sarà molto di più di una semplice lezione pratica. Ed è quando state guardando quell’intervento tanto difficile quanto importante che vi dite “Wow, sono nato per far questo, non c’è altra professione che vorrei svolgere”.

Sì lo so, Sanremo non è un evento rivoluzionario e fare il giornalista di musica è molto più frivolo rispetto a salvare delle vite, ma il concetto da far passare è il Festival come master class, come occasione da cogliere al volo. Anche perché non sai se l’anno prossimo avrai ancora questa fortuna o manderanno qualcun altro al tuo posto.

Alcuni colleghi dicono “sarà una settimana delirante, arriverai a casa esausta e del tutto stravolta”, altri sono della teoria “sì, è molto stancante e occorre fare i salti mortali per star dietro a tutto, ma ci divertiremo un sacco”. Comunque vadano le cose, è anche questo il bello: il clima da gita scolastica fra adulti. Con persone che non solo fanno il tuo stesso mestiere ma con le quali hai stretto un rapporto amichevole importante.

Per quanto mi sarà possibile, cercherò di documentare il Festival anche sul mio blog, con una sorta di diario di bordo per condividere l’esperienza Sanremo vista esclusivamente dai miei occhi. Ovvero quelli di una giovane che - nonostante le avversità - ha il sogno di vivere la musica in ogni suo aspetto, sempre e per sempre.

Aggiornato:

Scrivi un commento