La storia di come la Stax Records affrontò la perdita del proprio catalogo non è solo interessante: è anche ricca di suggerimenti. A tutti noi è capitato, prima o poi, di trovarci bloccati. A volte la colpa non è nemmeno nostra: qualcuno che fa il bastardo e ci mette il bastone tra le ruote, oppure un incidente improvviso causato da altri o ancora semplice sfortuna. Altre volte siamo noi stessi la causa del nostro male: andiamo nel pallone nel momento più critico, sbagliamo la data o l’indirizzo, dimentichiamo il particolare fondamentale. Sono le piccole e grandi sconfitte di ogni giorno. E, a volte, chi più chi meno, ci siamo rialzati e abbiamo ripreso il cammino interrotto.

La storia della Stax ha due protagonisti, Al Bell e Isaac Hayes. Entrambi affrontano il fallimento e la sconfitta, anche se da due angolazioni diverse. Tutti e due però possono insegnarci qualcosa.

Cominciamo con Al Bell, il direttore della Stax, il giovane direttore, il leader che vede il proprio progetto creativo interrotto bruscamente. La sua reazione ci insegna cosa fare in questi casi.

Concentrarsi su quello che c’è da fare, non su quello che è successo. Oramai il passato è finito. Al Bell aveva perso il catalogo, la Stax dieci anni di storia. Stare a rimuginarci sopra non serviva a nulla. Gli errori fatti erano tali da non permettere correzioni. L’unica scelta era, ed è, concentrarsi su quello che si può fare; rimboccarsi le maniche, registrare nuovi dischi, rimettere in piedi la rete di distribuzione, contattare vecchi e nuovi artisti.

Raccogliere il talento. Il progetto di Al era ambizioso: 27 dischi in un colpo solo. Non può essere fatto da una persona, nemmeno da due o da tre. Servono molte teste, molti talenti che collaborano. Serve trovare chi ha voglia di mettersi in gioco in prima persona. Chi ci sta. Scoprire i talenti non ancora sfruttati, e metterli nelle condizioni di essere produttivi. Valeva per Al Bell, vale oggi per chiunque voglia creare qualcosa di valido. Solo assieme, collaborando, possiamo raccogliere i nostri talenti e farli fruttare. Invidie, gelosie, metterci i bastoni tra le ruote è controproducente. Al, da musicista, ha visto la bravura negli altri musicisti. Ma non li ha visti come nemici e competitori, li ha visti come talenti da coltivare, da far crescere e con cui crescere assieme.

Avere un obiettivo ambizioso. Di fronte alla sconfitta e alla disfatta più totale l’unica soluzione è puntare in alto. I piani dettagliati, l’organizzazione fine, tutto questo serve, certo. Ma la base di tutto è la voglia di fare grandi cose, di puntare a quello che a detta di tutti è impossibile. La sconfitta c’è già stata, l’esperienza c’è, e dagli errori si è imparato. Il passo successivo, logico, è raggiungere il proprio obiettivo.

Lasciare provare. Inutile collaborare con persone in gamba, con dei talenti, se li si vuole controllare. Al lo sapeva, ed ebbe il coraggio di lasciare carta bianca a Isaac Hayes. Non ho idea di cosa si aspettasse, di certo non un disco di sole quattro canzoni. E nemmeno il successo di quell’opera. Lasciò Isaac libero di seguire il proprio talento, e i risultati furono spettacolari.

L’altro protagonista della nostra storia è Isaac Hayes, giovane artista dalla strada bloccata. E con lo spettro del primo disco fallimentare ad aleggiare sopra di lui. Qualcuno parlerebbe della fortuna di avere una seconda occasione. Ma nella storia di Isaac la fortuna, se c’entra, ha un ruolo marginale. Lui capì che ognuno di noi deve…

Ricordare il proprio sogno. Isaac sognava di diventare un artista solista di successo. E non se lo dimenticava mai. Quello il suo obiettivo, quello il suo scopo. Nonostante ogni cosa pareva andare male il suo obiettivo era questo, e non ci rinunciò mai. Sapeva che era il suo destino, e di poterlo realizzare.

Prendere al volo l’occasione. Quando Isaac seppe del piano della Stax vide subito l’opportunità di produrre la musica che aveva sempre sognato. Era l’occasione giusta, 27 dischi in un solo colpo rendevano impossibile ad Al controllare capillarmente ogni cosa. Per Isaac era un’opportunità unica, e non ebbe paura a coglierla.

Chiedere. Ma non per arroganza, o per supponenza. A volte basta chiedere per poter fare quello che si desidera. Posso avere un album?, ha chiesto Isaac. Se non l’avesse fatto Hot Buttered Soul non sarebbe mai esistito. Valeva per lui, e vale per noi. Se non chiediamo non possiamo ottenere nulla. Al massimo, se proprio va male, ci sentiamo dire di no. Ma questo è nel conto, e non peggiora la situazione di partenza. Ma un sì, ecco, un solo sì al momento giusto può fare davvero la differenza.

Seguire le proprie passioni. La maggior parte dei nostri lavori saranno banali, poco creativi, scontati o anche semplicemente “lavoro”. Mansioni il cui unico scopo è farci pagare l’affitto e le bollette. Ma quando si presenta l’occasione di fare qualcosa che ci piace, quell’occasione va colta. Essere egoisti, in questo caso, è positivo: seguire le proprie passioni profonde, lavorare per assecondare la propria felicità e le proprie ambizioni. Ogni volta che è possibile va fatto.

Lo so, ripartire dopo un fallimento o una battuta d’arresto è difficile. Costa fatica e dolore, ma si può fare. E, quasi per assurdo, dopo una caduta è il momento migliore per lanciarsi in una grande impresa, per valorizzare noi stessi e chi ci sta attorno.

Aggiornato:

Scrivi un commento