E’ passato poco più di un anno dalla vittoria all’Eurosong Contest 2014 ma Conchita Wurst è inarrestabile. Dopo il trionfo a Copenaghen con il brano Rise Like a Phoenix, la Wurst ha finalmente pubblicato il suo primo album solista, Conchita, il 19 maggio. Un album in cui viene racchiuso tutto il suo universo musicale, dalla dance alle atmosfere più melodiche. Quasi in concomitanza, ovvero il 15 maggio, è uscito anche il libro autobiografico Io Conchita. La Mia Storia in cui la cantante austriaca si racconta a tutto tondo. Inoltre è madrina del Milano Pride 2015, che si tiene questa settimana (22-28 giugno), manifestazione dedicata alle tematiche e al mondo LGBT. Oggi Conchita Wurst, al secolo Tom Neuwirth, non è solo un’affermata artista di talento ma anche un simbolo per il diritto di essere se stessi e la tutela delle diversità. Ecco cosa ci ha raccontato.

Quando hai capito che il mondo della musica avrebbe fatto parte del tuo futuro?

A 7 anni già facevo finta di fare la cantante, e sapevo, dentro di me, che avrei fatto questo mestiere. Volevo essere famosa perché, diciamocelo, essere famosi e avere successo è bellissimo e divertente. Sogno di vincere un grammy e la mia determinazione è stata una costante nella mia vita. Quando si ha un obiettivo, non ci sono scuse: bisogna lottare per perseguirlo.

Hai detto di esserti appassionata al mondo della musica quando avevi 7 anni. Con quale canzone ti sei approcciata per la prima volta alla musica?

Mia mamma aveva una compilation in cui, tra le altre canzoni, c’era anche “Goldfinger”. Mi rendo conto che non è esattamente cool a 7 anni avere come riferimento Shirley Bassey ma a me piaceva. Non conoscevo l’inglese ma imitavo la sua voce, il suo stile. Si può dire che, in qualche modo, Shirley Bassey mi abbia dato delle lezioni di canto.

Cos’ha fatto nascere in te il desiderio di raccontare la tua storia in un libro?

Devo essere sincera: non ho avuto un colpo di fulmine per il libro. Mi è stata fatta la proposta e, in un primo momento, ho declinato. In fondo, ho pensato tra me e me, ho solo 26 anni e sono ancora molto giovane per scrivere un’autobiografia. Poi mi hanno chiesto di ripensarci e sono arrivata ad una conclusione: se devo fare un libro, lo faccio come piace a me. Amo i libri con tantissime fotografie, quindi ho deciso di raccontare la mia storia inserendo tante immagini. Poi, inevitabilmente, mi ci sono appassionata. Grazie al libro ho riscoperto molte cose di me che avevo dimenticato in un arco di tempo molto ridotto. Sono molto orgogliosa, esce in ben sei lingue e mi sento fortunata ad aver potuto fare una cosa di questo tipo.

Cos’ha imparato Conchita da Tom? E Tom da Conchita?

Conchita ha imparato da Tom a lasciarsi andare un po’più facilmente e essere orgogliosa di ciò che fa, mentre Tom ha imparato da me che bisogna lavorare duro, se vuoi avere successo. Ci sono due anime che convivono: quella lavoratrice e quella più rilassata.

Come fai a vivere con tranquillità il tuo successo?

Innanzitutto non mi prendo molto sul serio. Mi diverto quando sono sul palco, quando salgo in passerella o faccio un servizio fotografico. Penso che riesco a divertirmi perché ho una vita privata molto tranquilla. Senza la parrucca o le ciglia finte, non mi riconoscereste. Vado a fare la spesa e prendo i mezzi pubblici come le persone normali. D’altro canto, quando sono Conchita, vivo in un mondo fatato fatto di glamour.

Cosa diresti a Vladimir Putin, la cui posizione sul mondo LGBT è risaputa, se potessi incontrarlo?

In realtà mi piacerebbe incontrarlo, come del resto mi piacerebbe conoscere anche Obama e il Papa, per capire cosa vuol dire essere Putin e capire qual è il suo ragionamento. Vorrei capire perché Putin ha preso questa posizione che non mi piace e il principio attorno al quale ruota la sua idea, perché così saprei quali argomentazioni usare per dirgli che si sbaglia.

Qual è il segreto del successo di Conchita Wurst?

La cosa più importante è essere autentici. Ho creato questo personaggio ma partendo dalla verità, perché Conchita è la persona che ho sempre voluto essere. Ci sono voluti degli anni, ho lavorato duro, poi è arrivato il successo. Il mio obiettivo è essere felice e se le cose dovessero prendere un’altra piega, farò comunque in modo di essere felice.

Qual è il criterio con cui selezioni le canzoni? Sappiamo che ti sono arrivate più di 300 canzoni.

Ho solo un unico requisito fondamentale: la canzone deve rappresentarmi in pieno, mi ci devo ritrovare. Questo disco, in un certo senso, è molto egoista, volevo raccontarmi. Ho un messaggio importante da dare, che parla di tolleranza e del diritto di essere noi stessi senza alcun timore. Però parlo anche di altre cose, per esempio di un uomo che mi molla e se ne va lasciandomi sotto la pioggia.

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