Sai qual è la differenza fra me e te? Aspetta, questa la so…è di Tiziano Ferro! Sto imparando, visto? Scemo. Non è di questo che voglio parlarti.

Con il mio fidanzato succede sempre così. Cerchi di intavolare un discorso serio e devi rimetterlo sui binari, perché la sua personalità dilagante lo porta subito a sfociare nell’umorismo. Ci riprovo la seconda volta.

Intendo, sai qual è la differenza tra me e te nello scrivere? No, quale?

Ebbene, anche lui scrive, sia per passione sia per professione. Abbiamo un background parallelo, entrambi innamorati della scrittura ma con stili completamente diversi. Io sono molto pignola, precisa, anzi direi addirittura impostata. Hai presente quegli aspiranti attori che studiano la dizione alla perfezione ma sono un po’ trattenuti nell’espressività? Sarà perché nasco, soprattutto, come inviata di conferenze stampa e copywriter, ma sono abituata ad avere, come perno dei miei pezzi, informazioni e schemi. Dall’altra parte, invece, c’è lui: appassionato, nerd, entusiasta, dirompente. Questa sua essenza traspare nei suoi scritti: più che articoli o racconti, sembrano mosaici variopinti, di quelli che ti prendono il cuore e te lo stringono forte forte, come in un abbraccio avvolgente. In una ipotetica compagnia teatrale, lui è il tizio che non riesce a cancellare la sua inflessione veneta ma ha un talento spiazzante, ed è capace di farti passare dal sorriso alle lacrime di commozione in un nanosecondo.

Sebbene la precisione sia da sempre, o quasi, un vero rifugio, da quando conosco il mio partner - e da quando ho aperto questo blog, visto che è una sua idea - seguire degli schemi non è più uno strumento di espressione o uno stile da perseguire, bensì un limite. Nei suoi racconti ci sono parole semplici ma incastrate in un modo tale che non puoi non rimanere estasiato (e non sono di parte, nonostante il coinvolgimento affettivo).

I tuoi pezzi emozionano. Hai il potere di scegliere le parole giuste al momento giusto e l’impatto è micidiale. Come diavolo fai? Grazie ma non faccio niente di che. Butto giù i pensieri del momento e via. E poi anche tu sei brava! Non è questione di bravura, è la mia quasi impossibilità di esprimere emozioni.

È la mia natura, anche nella vita di tutti i giorni. Ho come comandamento la perfezione e la precisione, ma quando si tratta di stati d’animo vado nel pallone e mi viene l’ansia al pensiero da non riuscire a gestire le mie emozioni. Gli confesso questi miei limiti e lui, come sempre, fresco come l’acqua, esclama

Devi immaginare di raccontare ciò di cui stai parlando a una persona che ti conosce, per esempio a una tua amica o a me. Vedrai che ci riuscirai, con un po’ di esercizio.

Forse se n’è reso conto, o forse no, ma mi ha impartito una lezione preziosissima: non dimenticare mai la spinta che mi invoglia a scrivere. Raccontare e raccontarmi per la voglia e il bisogno di farlo, fornire la mia versione e la mia opinione ogni qualvolta desidero, senza chiedere il permesso a nessuno. E - soprattutto - scrivere SOLO ciò che mi piace, almeno qui. Ergo di musica, gestione di blocchi creativi e spinte motivazionali. Così facendo, forse, Google potrebbe non aiutarmi perché non ho una nicchia ben identificata. E con ciò, quindi? Sti cavoli. Un giorno nessuno mi vieterà di scorporare parte di questo blog e crearne due monotematici, qualora ne avvertissi l’esigenza. Ho deciso di non seguire più le regole, quando posso. Di aprirmi e lasciarmi andare come e quanto desidero. Quando si hanno gli strumenti e la tecnica, si possono apportare tutte le variazioni che vogliamo. La lingua italiana impedisce l’utilizzo delle congiunzioni come inizio di frasi? Chissenefrega. Se quello è il modo più immediato per comunicare, è giusto che mi prenda questa libertà. La nostra grammatica si fonda su strutture complesse di coordinate e subordinate, ma ti senti un po’ finto? Se stai scrivendo per te stesso puoi anche costruire frasi da quinta elementare, se ti fa sentire più libero e autentico.

Così come sto facendo nella mia vita privata, anche nella scrittura sto intraprendendo un percorso difficile ma utile per un’ulteriore crescita, personale e professionale. Lo faccio per me, per consolidare la mia autostima in costante costruzione. Ma, soprattutto, per provare a dare forma a quel sogno che ho riposto nel cassetto da anni: un libro di cui ho già in mente la trama ma non riesco mai a sviluppare. Una volta pensavo fosse il tempo a mancarmi, invece dovevo imparare a guardarmi dentro e a raccontarmi. Non sarà facile, so che dovrò armarmi di molta pazienza e lottare con l’omino del cervello sempre pronto a rimproverarmiCosa stai facendo? Non ti starai esponendo troppo?”. Riuscire a zittirlo con un “NO!” fiero e coraggioso sarà la mia prossima sfida. Non ho idea di quanto ci metterò ma so che ce la farò. Questa è l’unica cosa che conta.

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