Non ci sono nemmeno le macchinette per gli snack, a Sanremo 2015. Lo scopro alle due e mezza, dopo la conferenza di presentazione della serata. Che si distingue dalla conferenza di presentazione di ieri perché oggi ci sono fiori di Mimosa, Gerbera ed Edera, sul palco, e non Tulipani. E mancano i fiori di Sanremo - parole di Carlo Conti - Emma, Arisa e Rocio. A compensare l’assenza c’è il sindaco di Sanremo che ricorda l’importanza dei fiori per la città di Sanremo. Mentre giovedì, alla canzone miglior cover verrà assegnato un fiore.

Abbiamo sbagliato sala stampa: qui parlano solo di fiori!

Forse lo penso a voce troppo alta. Silvia mi tira una gomitata. E quello davanti ridacchia. E meno male che nessuno sente il mio “Grazie che ho bevuto!” - Bivona docet -, sussurrato ogni volta che Conti posa il suo bicchiere d’acqua. La conferenza segue la falsariga di quella di ieri. Viene confermata la scaletta di uscita girata da Chiara ieri sera:

  • Chiara, Straordinario
  • Grignani, Sogni infranti
  • Alex Britti, Un attimo importante
  • Malika Ayane, Adesso è qui
  • Dear Jack, Il mondo esplode
  • Lara Fabian, Voce
  • Nek, Fatti avanti amore
  • Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi (Platinette), Io sono una finestra
  • Annalisa, Una finestra tra le stelle
  • Nesli, Buona Fortuna Amore

E poi è il momento delle domande. Con l’ennesimo tentativo polemico di tirare dentro la politica (ieri Renzi, oggi Matteo Salvini: chissà chi tirano in ballo domani…). Conti glissa con stile: “So che Siani dovrebbe parlare di un Matteo ma non so se sia il mio figliolo o un altro”. Allo stesso modo Pagnoncelli evita la polemica sulla giuria demoscopica: “Perché solo due dischi e un concerto per la giuria demoscopica? Chi compra più di dieci dischi l’anno è il 4%. Serviva una rappresentatività più ampia di questa”. Poi la brutta notizia: Conti non canterà, sul palco. L’associazione meteorologi italiani annuncia bel tempo, dice, non vale la pena far piovere con le mie stonature. Penso che mi userò l’argomento meteo con il mio moroso, la prossima volta che parla di andare al karaoke.

Ma c’è da mangiare?

Ecco, la prima cosa che mi chiede il mio moroso, di Sanremo. Non l’autografo di Nina Zilli, non com’è dal vivo Annalisa. Mi chiede se c’è del cibo. E mi guarda stupito, dallo schermo dello smartphone, quando gli racconto dell’intervista in piedi, di stamattina, quella che poi mi ha fatto correre per non arrivare tardi da Conti.

In piedi? Sì, come una scolaresca. Quindici giornalisti assiepati ad ascoltarla Ma vi danno da mangiare? Sei un idiota!

Eppure poi se ne resta tutto attento ad ascoltare mentre gli parlo dell’intervista a Nina Zilli. Perché adora la musica retrò, alla Frank Sinatra, e adora anche le interpretazioni blues di Maria Chiara Fraschetti. Sola, poi, è una canzone da incorniciare, melanconica e amara. Nina Zilli ci mostra la “grande forza che occorre per affrontare la solitudine”, ma anche la profonda tristezza “legata al rimanere soli”. E’ una cosa che capiamo bene, tutti, prima o poi. E mi riporta all’inizio.

Non sono al festival dei fiori, sono a Sanremo, al 65° Festival della Canzone Italiana. Al festival della musica, perché la musica ti parla, e ti parla dentro, e ti sta vicino. E non ti lascia mai sola, qualsiasi cosa accada.

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