Shine on You Crazy Diamond non è solo una delle suite più belle della musica rock, ma racconta anche una storia struggente: il legame emotivo dei Pink Floyd con il loro diamante pazzo Roger Keith Barrett, per gli amici Syd Barrett, dopo l’allontanamento di quest’ultimo dalla band nel 1968.

Padre fondatore del gruppo, Barrett fu mandato via per colpa degli squilibri causati dal suo eccessivo consumo di droga. All’interno dei Pink Floyd, Syd aveva portato uno spiccato spirito creativo, dedicandosi perennemente alla sperimentazione e elaborando tecniche per portare suoni innovativi nelle sue composizioni. Non a caso, anni dopo i Pink Floyd dichiararono che le sessioni con lui furono le più ispirate di tutta la loro carriera. Forse schiacciati dal senso di colpa per averlo cacciato, o più semplicemente sentendo la mancanza del loro vecchio amico, i Pink Floyd si rinchiudono in studio per lavorare sul disco che consacra il loro successo a livello mondiale: Wish You Were Here.

Il secondo concept album dei Pink Floyd - il primo era The Dark Side Of The Moon, pubblicato nel 1973 - ha come tema principale (oltre alla critica verso l’industria musicale ormai divenuta cinica e priva di sensibilità) la perdita, e la conseguente assenza, di una persona e gli effetti devastanti della follia sulla mente di un uomo. Non ci vuole molto ad associare queste figure nella persona di Syd Barrett. Sebbene siano passati sette anni dall’abbandono, i Pink Floyd non si sono ancora ripresi dalla drammatica decisione di allontanare il membro più controverso e talentuoso.

Senza di lui le cose filano più lisce, niente più intoppi durante i concerti e le registrazioni in studio, ma la sua assenza è un macigno sul cuore, un peso insopportabile al quale dover dare sfogo in qualche modo. Quale metodo migliore di scrivere un pezzo a lui dedicato? E’ così che viene alla luce Shine on You crazy Diamond. La scelta, non casuale, di scrivere in maiuscolo tre delle iniziali, in modo da ottenere la parola “SYD”, è soltanto un antipasto del tributo che David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason vogliono dare al loro diamante pazzo.

Composta da nove parti, la suite doveva inizialmente essere pubblicata su un solo lato ma, a causa della sua durata, fu separata in due metà (I-V e VI-IX), assumendo il senso di apertura e chiusura dell’album. Gli spezzoni più famosi di questo pezzo leggendario sono quelli del cantato, le cui prime due strofe appaiono nella part 1 e la rimanente nella 2

Remember when you were young
You shone like the sun.
Shine on you crazy diamond.
Now there’s a look in your eyes
Like black holes in the sky.
Shine on you crazy diamond
You were caught on the cross fire
of childhood and stardom,
Blown on the steel breeze.
Come on you target for faraway laughter
Come on you stranger, you legend, you martyr, and shine!

You reached for the secret too soon.
You cried for the moon.
Shine on you crazy diamond.
Threatened by shadows at night,
and exposed in the light.
Shine on you crazy diamond.
Well you wore out your welcome
with random precision,
rode on the steel breeze.
Come on you raver, you seer of visions,
come on you painter,
you piper, you prisoner, and shine!

Nobody knows where you are,
how near or how far.
Shine on you crazy diamond.
Pile on many more layers
and I’ll be joining you there.
Shine on you crazy diamond.
And we’ll bask in the shadow
of yesterday’s triumph, sail on the steel breeze.
Come on you boy child, you winner and loser,
come on you miner for truth and delusion, and shine!

Nei primissimi versi, i Pink Floyd ricordano i tempi in cui il genio del loro vecchio compagno non è ancora stato intaccato dal baratro della follia in cui cadrà in seguito all’abnorme consumo di sostanze stupefacenti.

Remember when you were young, you shone like the sun

Ricordi quando eri giovane, splendevi come il sole.

Ben presto, però, la droga mina la creatività di questo musicista talentuoso, facendogli perdere il contatto con la realtà. L’alienazione lo sta consumando e traspare anche dall’espressione dei suoi occhi, vacui come i buchi neri nel cielo. Gli ex compagni gli rivolgono una preghiera, chiedendogli di tornare a brillare di luce propria, di abbagliare tutti e tutto con il suo estro creativo, come succedeva una volta.

Come on you raver, you seer of visions, come on you painter, you piper, you prisoner, and shine!

Vieni, delirante, profeta di visioni, vieni pittore, pifferaio, prigioniero e splendi!

Abbiamo già detto che il testo di Shine on You crazy Diamond è una dedica a Barrett, ma non è l’unica all’interno di questa suite. A onor del vero, il suo testo era già stato scritto nel 1974, tanto che Waters, Gilmour, Wright e Mason ne eseguirono una versione embrionale nel tour francese di quello stesso anno. Ascoltando bene tutto il brano, si può scorgere un altro riferimento al diamante pazzo: nella parte finale, in lontananza, si sente un breve accenno di See Emily Play, una delle primissime canzoni scritte da Syd Barrett quando era ancora nei Pink Floyd. Questa parte, narra la leggenda, è stata aggiunta in seguito ad un avvenimento strano.

E’ il 5 giugno e la band sta ultimando il mixaggio quando, a un certo punto, nello studio entra un uomo obeso completamente calvo, con le sopracciglia rasate, cappotto bianco, scarpe bianche e un sacchetto della spesa in una delle due mani. Inizialmente, Roger Waters pensa che si tratti di un incaricato della EMI o un amico di qualcuno, Solo dopo qualche istante capisce che quell’uomo dall’aspetto bizzarro è il suo vecchio amico Syd e scoppia a piangere. Anche gli altri componenti dei Pink Floyd rimangono sconvolti. Alla domanda su come abbia fatto ad ingrassare così tanto risponde di aver tantissima carne di maiale in frigorifero tale da continuare a mangiare costolette. Si offre per suonare delle parti di chitarra nel nuovo disco ma, dopo aver ascoltato Shine on You crazy Diamond, cambia idea dicendo “questa canzone suona un po’ datata”. Dopodiché, la band lo invita al ricevimento nuziale di uno di loro. Invito che Syd Barrett accetta e a cui prende parte ma durante il quale se ne va senza salutare, scomparendo improvvisamente come era ricomparso. Quella fu l’ultima volta che i Pink Floyd incontrarono il loro diamante pazzo.

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